Sallusti e il carcere ai giornalisti: informatevi, prego!

Sallusti e il carcere ai giornalisti: informatevi, prego!E’ di ieri la notizia che il noto “giornalista” (nel suo caso nell’accezione più estesa del termine) e Direttore de “Il Giornale” Alessandro Sallusti è stato prelevato dalla redazione e verrà processato per direttissima tra qualche giorno.

Si scatena naturalmente il delirio, soprattutto su internet: “Nel 2012 non si può andare in carcere per un articolo!”, “Magistrati assassini!”, “Dov’è la giustizia in questo Paese?” e boiate simili, da sempre infatti internet è pervaso da una demagogia e populismo che contraddistinguono bene soprattutto i social network, dove si scriverebbe anche che d’inverno è freddo pur di avere un paio di “mi piace” da vantare nella propria bacheca. Noi di Satiro.org non amiamo particolarmente il mainstream e non facciamo populismo, analizziamo i fatti e diciamo la nostra, nella maggior parte dei casi ci troviamo controcorrente e forse sarà anche per questo che non abbiamo milioni di visitatori, ma a noi basta che anche solo uno apra un pò la mente ad opinioni diverse invece di seguire la massa ignorante e siamo felici, perchè significa che questo hobby (perchè di hobby si tratta, noi non ci ricaviamo un soldo) è utile a qualcosa. Tutti hanno sentito che per un giornalista è stato disposto il carcere, ma scommetto cento euro che solo pochissimi si siano informati del perchè, prima di parlare a sproposito.

Iniziamo dai fatti: “Libero” (allora diretto da Sallusti), in data 18 febbraio 2007, pubblica l’articolo sottostante a firma di Dreyfus (che poi si scoprirà essere Renato Farina, ex giornalista condannato in via definitiva per i rapporti col Sismi, i servizi segreti militari, per conto dei quali riportava false informazioni e per favoreggiamento nel rapimento dell’Imam Abu Omar, ora è naturalmente parlamentare in quota PDL), ma in quel momento non si era capito chi si celasse dietro al suo pseudonimo, facendo ricadere tutta la responsabilità di quanto scritto nelle mani del Direttore responsabile che ha approvato l’articolo. Ve lo riportiamo per intero cosicchè lo possiate leggere.

In sostanza si afferma che il magistrato Cocilovo ha costretto una ragazzina all’aborto contro la sua volontà, strappandole il feto dalla pancia. Dreyfus infine vorrebbe la pena di morte per il giudice, i genitori e il ginecologo complici del fatto.

Un articolo pesante, molto pesante, che potrebbe essere visto come un’opinione liberamente espressa, ma che ha una base sbagliata: ciò che viene riportato è falso. Profondamente falso, che è servito solo per delegittimare ancora una volta la magistratura negli anni della campagna contro De Magistris, Forleo ecc. che indagavano sui potenti. I fatti sono ben diversi da come sono stati descritti: all’inizio del 2007 una tredicenne, che ha il consenso della madre, vuole abortire senza informare il padre. La legge prevede l’intervento di un giudice tutelare che analizzi la vicenda e viene incaricato Cocilovo, che dopo aver valutato i fatti autorizza la libera decisione della ragazza.

Dopo la pubblicazione dell’articolo, Cocilovo querela “Libero” per diffamazione aggravata a mezzo stampa, reo di aver scritto che il giudice aveva “ordinato” l’aborto contro la volontà di una madre. Nel giugno 2011 Sallusti viene condannato a 14 mesi di reclusione e al pagamento di 5000 euro di pena pecuniaria senza condizionale, che solitamente viene invece concessa se la condanna è sotto i 2 anni e l’imputato è incensurato, a meno che i giudici non ritengano che l’imputato possa reiterare il reato in futuro. Il 26 settembre 2012 la Cassazione conferma la condanna senza condizionale; in una nota emessa subito dopo, precisa che la condanna non deriva dall’aver espresso un’opinione ma dalla pubblicazione di informazioni false. Sallusti è stato condannato sia per omesso controllo in qualità di Direttore responsabile sia per la non identificabilità dello pseudonimo Dreyfus e quindi la diretta riferibilità del medesimo al direttore del quotidiano. Nelle motivazioni della sentenza viene detto che il carcere per la diffamazione rientra tra le “ipotesi eccezionali” ma legittime nei casi di “condotte lesive di diritti fondamentali”. Nello specifico, i giudici si soffermano sulla “spiccata capacità a delinquere, dimostrata dai precedenti penali dell’imputato” (Sallusti era stato implicato in altre vicende, come indagini per violenza privata contro l’allora presidente di Confindustria Marcegaglia, o alcune sospensioni dall’Ordine dei Giornalisti) e “la gravità del fatto delineata dalle modalità di commissione di fatti caratterizzati da particolare negatività”. Fin qui i fatti incontestabili, adesso inizia il martirio.

Sallusti e il carcere ai giornalisti: informatevi, prego!Martirio perchè la magistratura ha concesso a Sallusti i domiciliari, dato che non ha recidiva o cumuli di pene significativi, ma il “soldato Sallusti” decide di non usufruirne, di volere il carcere. Il 26 ottobre l’ormai ex-Direttore de “Il Giornale” (aveva rassegnato le dimissioni giorni prima) riceve la notifica di arresto e lo sconto della pena non in carcere, ma presso il domicilio condiviso dalla compagna, che tra l’altro è Daniela Santanché (si, la parlamentare di plastica) ma Sallusti non ci sta e l’altro ieri decide di evadere dai domiciliari, rintanandosi nella sede del quotidiano “Il Giornale”, venendo prelevato infine dagli uomini della DIGOS, il tutto ripreso dalle telecamere di Mediaset, neanche a dirlo. Per essere evaso agli arresti ora il giornalista dovrà subire un processo per direttissima, in cui rischia la pena fino a 3 anni di reclusione, che si celebrerà tra qualche giorno.

Questi sono i fatti, ora sta a voi dirci cosa ne pensate. Intanto vi dico ciò che penso io: posso essere anche d’accordo con chi si schiera di netto contro la carcerazione per aver scritto un articolo o per averne approvata la pubblicazione, per quanto falso possa essere. C’è però uno strumento in grado di risolvere rapidamente la questione: la rettifica. E’ regola per un giornale, infatti, qualora accertato l’errore in buona fede del giornalista che pubblica una notizia falsa, rettificare quanto scritto in precedenza dando lo stesso risalto dell’articolo incriminato, cosa che non è stata fatta e per cui si è finiti in questo macello. In questo caso la legge usa una mano molto pesante, benchè si tratti pur sempre di una eccezione alla regola, ma ci si accorge che abbiamo un ordinamento che andrebbe riformato solamente per casi come questo e non per altri ben più all’ordine del giorno. Prendete il caso, ad esempio, di un giornalista notoriamente controcorrente che, come tutti i giornalisti dovrebbero fare, fa le pulci ai potenti del nostro Paese, mi vengono in mente personaggi come Peter Gomez, Marco Lillo, Marco Travaglio, Gianni Barbacetto, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella solo per citarne alcuni. Ebbene questi giornalisti, solo per aver scritto di fatti veri e accertati, vengono puntualmente querelati a risarcimenti talvolta milionari da ogni potente citato nei loro articoli, il tutto con funzione puramente intimidatoria per non continuare a scriverne, sebbene nella grande maggioranza dei casi le accuse di diffamazione siano totalmente inventate e la risoluzione dei processi cada quasi sempre nel nulla di fatto. Tra l’altro questi giornalisti vengono considerati dall’opinione pubblica ricchi perchè hanno l’ardire di scrivere libri-denuncia riuscendo anche a venderli, quante volte sentiamo frasi del tipo “Travaglio si arricchisce parlando male di Berlusconi” e stronzate di questo tipo (andatevi a vedere quanti processi subiscono queste persone per quello che scrivono e poi ne riparliamo). Le poche condanne emesse riguardano sostanzialmente accostamenti non accertati con la malavita o battute troppo pesanti che possono arrecare danno al soggetto, ma mai si tratta di diffamazione aggravata per aver scritto cose false, se un giornalista fa bene il proprio lavoro di investigatore. Non è possibile che su questi giornalisti penda costantemente la scure di processi milionari che se si risolvono con un’assoluzione cadono nel nulla e finita lì, è troppo comodo per i potenti minacciare in questo modo senza conseguenze. Tutto ciò porta i giornalisti a fare i cagnolini del potere se appena alzano la testa vengono martellati, oltre che dall’informazione asservita, anche da processi lunghi anni (il tutto sempre voluto dalla classe dirigente che non ha alcun interesse ad accorciare i tempi della giustizia).

Vogliamo fare una riforma a costo zero? Basterebbe introdurre una norma che faccia pagare all’accusa, nel caso di assoluzione per il giornalista, una percentuale del risarcimento richiesto, magari del 20/30%, così magari se la smetterebbero di querelare per centinaia di migliaia di euro o più e le procure guadagnerebbero qualche soldino, che in questi tempi non fanno schifo a nessuno. Nel caso di condanna per aver scritto il falso invece si potrebbe aumentare la pena pecuniara a dismisura e magari pensare ad una sospensione dall’Ordine togliendo il carcere, così forse certi “giornalisti” se la smetterebbero di scrivere falsità. Se quindi è troppo duro il carcere contro chi scrive il falso, magari sono anche troppo duri contro chi scrive il vero, ma di questo non si parla naturalmente mai. Non facciamo due pesi e due misure, se volete togliere il carcere alleggerite anche dall’altra parte, farete un favore a tutti.

Grazie per l’attenzione, ora potete tornare ad intasare Facebook e Twitter tuonando contro le manette facili.

Riguardo Luca Badaloni

Avatar of Luca BadaloniSi interessa praticamente a tutto: calcio, politica, informazione, economia, serie tv, fumetti, film... e purtroppo per chi lo legge gli piace scriverne. Lo bollano come "uno di sinistra", ma in realtà l'unico partito che sosterrebbe si chiamerebbe "onestà e efficienza"; nel caso sapeste se esiste già diteglielo. Spesso si riconosce orgoglioso del suo Paese. Poi si sveglia e ricomincia a scrivere.


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