Sebbene il sistema di credito sia molto antico, fu solo nel 1976 che uno dei più grandi uomini attualmente viventi fondò un nuovo sistema di credito, appositamente progettato e abilmente realizzato per sollevare milioni di persone dalla povertà estrema, non in modo assistenzialistico e provvisorio, ma in modo che l’usufruente dovesse restituire la piccola somma che gli era stata affidata sulla fiducia, in tempi magari anche lunghi, impegnandosi a costituire un’attività propria ed autosostenersi.
Fu nel 1976 che Muhammad Yunus, nato in Bangladesh, laureato in Economia, ex insegnante universitario di Boulder, in Colorado, e alla Vanderbilt di Nashville, in Tennesse, fondò la Grameen Bank, un istituto di credito indipendente che pratica il microcredito. Vinse il Nobel per la Pace per questo, nel 2006.
Nel suo libro “Un mondo senza povertà”(edito in Italia da Feltrinelli), da cui prende nome questo articolo, egli suggerisce un nuovo modo di concepire l’economia, un nuovo modo di strutturare la globalizzazione, della quale si definisce un “sostenitore convinto” almeno come impostazione economica generale. Ha in mente un nuovo modello capace di diventare il nuovo sistema economico del Ventunesimo secolo. Supera il capitalismo ma anche ogni forma di socialismo e va anche oltre il semplice concetto di economia mista keynesiana: Yunus parla del Business sociale.
Tale modello economico nasce anzitutto per essere applicato nel contesto della globalizzazione e non ripudia il libero mercato come idea, anche se ne vuole la radicale riformulazione su regole che tutelino i piccoli produttori dei paesi in via di sviluppo e promuovano una nuova struttura della Banca Mondiale.
Il Business sociale si fonda su un’idea di impresa che, seppur puntando come le altre imprese ad un profitto, destina tutto il guadagno dell’impresa, una volta retribuiti tutti i dipendenti e gli organi amministrativi, non in dividendi da ridistribuire fra gli azionisti e i proprietari dell’impresa, ma in opere che puntino al sociale. A esempio, “un’impresa con finalità sociali che produca e venda prodotti alimentari di alta qualità a basso prezzo puntando a un mercato di bambini poveri e malnutriti” o “un’impresa con finalità sociali che sviluppi sistemi di generazione di fonti rinnovabili e li venda a un prezzo ragionevole a quelle comunità rurali che non sono allacciate alla rete elettrica”.
Scrive Yunus: “Per un’impresa con finalità sociali è molto importante riuscire a fare profitti purché non ne venga compromessa la finalità sociale”, per poter autofinanziarsi e per poter ampliare il suo raggio d’azione e la sua gamma di prodotti.
Non si parla quindi di associazioni o organizzazioni filantropiche no-profit, ma di vere e proprie imprese che producono ricchezza con l’obiettivo, però, di ridistribuirla in modo da far progredire la comunità che hanno attorno, contribuendo a migliorare le condizioni di vita delle persone, specialmente in quei contesti di povertà estrema.
La Grameen Bank stessa è un esempio di impresa con finalità sociale. Oggi ha 1.084 filiali in cui lavorano 12.500 persone. I clienti in 37.000 villaggi sono 2.100.000, per il 94 per cento donne. L’organizzazione non è in perdita e il 98 per cento dei prestiti viene restituito. La banca, inoltre, raccoglie depositi, fornisce altri servizi, e gestisce varie attività economiche finalizzate allo sviluppo, tra cui società commerciali, telefoniche e nel settore dell’energia. 
La Banca Grameen ha avviato ed espanso più di due dozzine di attività raggruppate nella Grameen Family of Enterprises, le quali comprendono: Grameen Trust, Grameen Fund, Grameen Communication, Grameen Shakti/Energy, Grameen Telecom, Grameen Knitwear Ltd, Grameen Cybernet Ltd.
Nel novembre 2004 ha superato il traguardo dei 4.400.000.000 di dollari USA prestati ai meno abbienti.
C’è quindi da credere, visti i risultati di Yunus e delle sue idee realizzate, che il Business sociale possa essere una strada possibile da intraprendere per l’economia mondiale, sicuramente la sola che possa veramente estirpare la povertà dal mondo in modo permanente.
Anche qui, sta alla volontà di chi fa impresa, decidere se pensare al proprio tornaconto o a quello dell’umanità. Sta alla volontà di chi oggi può decidere, scegliere se cambiare il mondo o lasciare che vada alla deriva. Ma Yunus sembra alquanto ottimista…
« Un giorno i nostri nipoti andranno nei musei per vedere cosa fosse la povertà »
(Muhammad Yunus, The Independent, 1996)
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4 Commenti
Molto bello come concetto… peccato che il tutto sia completamente irrealizzabile… proporre a un investitore di scegliere come target chi non può comprare puntando a ricavare da altro… nessun uomo con tanti soldi per realizzare questo progetto sarebbe disposto a buttarceli!
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Fondamentalmente, un’impresa, se e quando recupera un utile, dopo essersi ripagata delle spese e aver pagato i dipendenti, capitalizza l’utile. Una grossa parte di questo utile (e dev’essere davvero grossa se tanti imprenditori sono dei ricconi) finisce nelle tasche del/gli imprenditore/i. Nel business sociale, una volta ripagatisi delle spese e pagati dipendenti e imprenditori con uno stipendio fisso, tutto il resto si spende o in riduzione dei prezzi, così da rendere accessibili i loro prodotti ai poveri, o in scuole, ospedali o altri servizi per lo sviluppo di zone disagiate, in via di sviluppo o di povertà estrema. Già la Grameen è un’impresa sociale (così come tutte le sue affiliate) e va alla grande, quindi tutto questo non è utopia. Yunus ha iniziato con pochissimo. Perfino la Danone, associandosi alla Grameen ha dato vita a un’impresa sociale. Certo, è solo l’inizio, ma si può fare perchè si fa già. Quindi chi fa impresa può scegliere: o sé stesso o l’umanità.
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sè stesso, ovvio lol
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Tanza…sente Elvis se te porta ad utopia
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